13 dicembre 2009

Taranta e Tarantati

estatto dalla tesina di Sandra Graniti
La Taranta prende nome da un ragno chiamato Lycosa tarentula, anche se probabilmente anche il nome dell’insetto deriva dalla città di Taranto. In base ad antiche credenze popolari, il morso di questo ragno portava a delle reazioni isterico – convulsive, la cui, unica, cura era la musica e la danza. Le donne morse dalla tarantola, le tarantate, ballavano per giorni e giorni fino allo sfinimento. Il tarantismo nasce nel medioevo, ma conosce il suo periodo più florido a partire dal XVIII secolo fino ad arrivare al XIX, per subire un progressivo declino dettato dal miglioramento delle condizioni di vita e del benessere. La tradizione vuole che i Santi Pietro e Paolo sostarono a Galatina dove San Paolo, in segno di riconoscenza per l'ospitalità ricevuta da un abitante del paese, diede a costui ed ai suoi discendenti il potere di guarire coloro che fossero stati morsi da animali velenosi. Nel luogo dove il santo trovò ospitalità fu costruita la cappella dedicata San Paolo. Al suo interno sorgeva un pozzo la cui acqua benefica aveva proprietà terapeutiche per i tarantolati. Durante il rito di guarigione la musica suonava a ritmo frenetico e il morsicato, quasi sempre donna, si dimenava forsennatamente per terra. Il prodigio prevedeva che il tarantolato dovesse bere l’acqua del pozzo per poi rimetterla nella cavità dalla qale sarebbere usciti dei serpenti. Il tarantolato doveva quindi richiudere l’imboccatura con il coperchio per evitare che i rettili fuoriuscissero dalla cavità. Col tempo la falda acquifera si è inaridita e dal 1959 il pozzo è stato murato per motivi igienici.
Vittime del morso del ragno erano, per lo più, le donne che durante il periodo della mietitura del grano erano più esposte al rischio di essere morse dal ragno malefico. Durante la trance le tarantate esibivano dei comportamenti osceni, mimando rapporti sessuali ed orinando sugli altari. Per questi motivi la chiesa di San Paolo venne sconsacrata e San Paolo da santo protettore degli avvelenati cominciò ad essere ricordato come il santo della sessualità.
Dal punto di vista musicale possiamo dire che i ritmi e le melodie, della taranta, possono andare dal lento al vivace. È doversoso dire che vi sono anche dei sotto gruppi stilistici come per esempio la pizzica pizzica, pastorale, zumparella ecc. e vari sono anche i tempi in cui sono scritte (2/4, 6/8, ecc.), cosi come vari possono essere gli stumenti impiegati: chitrarra battente, tamburo, organetto e molti altri. La melodia è molto semplice, in generale le note si muovono per gradi congiunti con una nota che ritorna alla tonica.

11 dicembre 2009

Carlo Buti

Il cantante fiorentino Carlo Buti è considerato uno degli artefici di quel genere che verrà più tardi definito come canto melodico all’italiana. Il suo stile innova profondamente le tecniche canore del tempo, contaminando l’impostazione lirico-tenorile dei cantanti da romanza con gli abbellimenti vocali e i gorgheggi degli stornellatori toscani. Comincia a cantare fin da ragazzo nei locali della campagna fiorentina e nel 1931 partecipa al Festival di Piedigrotta. L’incontro con la melodia napoletana determina una svolta nella sua carriera che lo porta a pubblicare vari dischi di canzoni napoletane e a farlo conoscere a un pubblico più vasto. Sul finire degli anni Trenta è protagonista del primo boom discografico della storia italiana con canzoni come Portami tante rose e Violino tzigano, grazie anche alla grande popolarità che gli deriva dal fatto di essere il primo cantante lanciato dalla radio. La sua voce diventa popolarissima e il suo successo attraversa anche i confini d’Italia. I suoi dischi ottengono, infatti, qualche anno dopo, un buon successo di vendite anche negli Stati Uniti. Nel 1935 è il primo interprete di Faccetta nera, una canzone che non era nata per celebrare il fascismo come si può pensare ai giorni nostri. Tra i suoi successi sono da ricordare anche Bombolo, Quel motivetto che mi piace tanto, Parlami d’amore Mariù, Chitarra romana e Bambina innamorata.

Donna Lombarda

Donna Lombarda è una canzone epico-narrativa tra le più diffuse in Italia. Compare anche in alcune regioni del nord della Francia e in altre regioni europee a substrato provenzale-celtico. Il canto è stato fatto risalire all'epoca dei Longobardi e presenta numerosissime varianti regionali.
La storia narra di una moglie che cerca di avvelenare il marito su istigazione del proprio amante (spesso si tratta di un Re). Il delitto viene sventato da un bambino di pochi mesi (o di pochi anni) che miracolosamente comincia a parlare. Potrebbe essere giunta in Italia tramite i trovatori che si riunivano nel castello dei Malaspina ad Oramala, sulle montagne pavesi, per cantare le loro storie. Costantino Nigra la vuole legata alla vicenda di Rosmunda e Alboino, re dei Longobardi.
Donna lombarda donna lombarda donna lombarda donna lombarda amème mì amème mì
cos vot che t'ama che g’ho ‘l marito cos vot che t'ama che g’ho ‘l marito che lui mi vuol ben che lui mi vuol ben
vot ca t'insegna a farlo morire vot ca t'insegna a farlo morire t'insegnerò mì t'insegnerò mì
va ad cò dell'orto del tuo buon padre va ad cò dell'orto del tuo buon padre, là c'è un serpentin là c'è un serpentin
taglia la testa a quel serpentino taglia la testa di quel serpentino poi pestala ben poi pestala ben
e poi mettila nella botticella e poi mettila nella botticella del vin pusé bon del vin pusé bon
vien cà ‘l marito tutto assediato vien cà ‘l marito tutto assediato va a trar del vin da quel pusé bon
traghilà quel bianco traghilà quel nero traghilà quel bianco traghilà quel nero da quel pusé bon da quel pusé bon
donna lombarda cos’ha quel vino donna lombarda cos’ha quel vino che l’è intorbiolì che l’è intorbiolì
l’è stato il tuono dell’altra notte l’è stato il tuono dell’altra notte che l’ha intorbiolì che l’ha intorbiolì
ma un bambino di pochi anni ma un bambino di pochi anni lù l'ha palesà lù l'ha palesà
o mio buon padre non bere quel vino o mio buon padre non bere quel vino che l'è avvelenà che l'è avvelenà
sol per l’amore del re di Francia sol per l’amore del re di Francia io lo beverò io lo beverò
ogni goccino che lei beveva ogni goccino che lei beveva addio marì ciao marì
la s’intendeva da farla agli altri la s’intendeva da farla agli altri la s’l’è fatta a lé la s’l’è fatta a lé.

14 novembre 2009

Yes

Gli Yes sono stati tra i primi gruppi progressive-rock. Si formarono nel 1968 quando il bassista Chris Squire invita Jon Anderson ad entrare come cantante in un gruppo di cui faceva parte anche il chitarrista Peter Banks. Insieme ad Anderson arrivano il tastierista Tony Kaye e il batterista Bill Bruford. Con questa formazione gli Yes incidono i primi due dischi. Agli inizi degli anni '70 Banks lascia il gruppo e viene sostituito da Steve Howe, un giovane chitarrista prodigio già corteggiato da gruppi come i Jethro Tull e i Nice. Con questa formazione esce The Yes Album che viene considerato il lavoro dove si definisce lo stile del gruppo. L'anno successivo entra nel gruppo Rick Wakeman, un tastierista di formazione classica capace di suonare al meglio i nuovi strumenti a tastiera che stavano emergendo in quegli anni come il Mellotron, una tastiera elettronica basata sulla riproduzione continua di suoni registrati su nastro. A questo punto gli Yes sono identificati dalla critica e dal pubblico come un supergruppo, cioè un sodalizio di virtuosi dei rispettivi strumenti. Nel 1972 incidono due pietre miliari del rock progressivo: Fragile e Close to the Edge. Poco dopo l'eclettico batterista Bruford abbandona il gruppo per passare ai King Crimson e viene sostituito da Alan White, già batterista della Plastic Ono Band di John Lennon.Seguono periodi contrassegnati da vari abbandoni e ritorni, in particolare di Wakeman, che si concludono con lo scioglimento della band nel 1981. Due anni dopo Squire e White fondano un nuovo gruppo inizialmente chiamato "Cinema" al quale si unirono prima Tony Kaye e poi Jon Anderson. Con quattro membri degli Yes nella formazione, il gruppo nascente riprese il nome di origine per l'album 90125. Seguono altri anni segnati da cambi di formazione e scioglimenti durante i quali i componenti del gruppo si dedicano anche a progetti solisti o alternativi.

All'inizio del 2008 era stato annunciato un grande tour mondiale celebrativo dei quarant'anni della band con Jon Anderson, Steve Howe, Chris Squire, Alan White e Oliver Wakeman, figlio di Rick Wakeman, alle tastiere. A seguito di problemi di salute di Anderson, il progetto è stato prima annullato e poi riconfermato con la sostituzione di Anderson con Benoît David, cantante canadese di una delle più note tribute band degli Yes. Sono andato a sentire il concerto di Roma e devo dire che nonostante le pesantissime assenze di Anderson e Wakeman padre (insostituibili!) il gruppo ha offerto una esibizione di prim'ordine dominata dall'estro di Steve Howe e ben supportata dall'inossidabile Chris Square. Gli Yes hanno dimostrato che la loro musica è sempre valida e che che la grande stagione del rock (e del progressive in particolare) non è stata una meteora appartenente al passato, ma è tutt'ora una musica del nostro tempo... (quando viene suonata bene!).

9 ottobre 2009

High Tide

Il chitarrista Tony Hill e il violinista Simon House fondarono gli High Tide, un complesso inglese dei primi anni del progressive. Il loro stile è unico e si colloca in quello che viene definito progressive-gotico e fa riferimento alla tradizione del gotico Britannico, punto di partenza per le loro lunghe improvvisazioni. Il gruppo fa parte di un serie di band emergenti che caratterizzarono la controcultura musicale londinese alla fine degli anni '60, in particolare nel quartiere di Ladbroke Grove.
Nel 1969 esce il loro primo album Sea Shanties. Contiene la funerea The Futilist Lament, la tenebrosa Death Warmed Up, mentre la lunga Missing Out ricorda in alcuni passaggi i Jethro Tull.
L'anno successivo vede la luce High Tide che è considerato il loro lavoro migliore. L'album, molto più strumentale dl primo, è formato da tre lunghe suite. Blankman Cries Again è introdotta con le note del violino distorte con il wha-wha seguite da una breve parte vocale per poi proseguire con una ballata strumentale dove chitarra e violino duettano selvaggiamente. La successiva The Joke è più varia con l'alternanza di parti ariose con atmosfere più oscure. Conclude la lunga e visionaria Saneonymous dove sono riassunte le loro idee musicali. Con questo album il gruppo raggiunge il proprio apice creativo, ma contemporaneamente segnerà la loro fine a causa dello scarso interesse suscitato sia nel pubblico che nella stampa specializzata inglese. Gli High Tide riescono ad ottenere un successo commerciale in Germania dove hanno influenzato i gruppi rock locali che saranno venuti come gli Amon Duul II.
Precious Cargo è il loro terzo album registrato dal vivo nel 1970 rimasto inedito per quasi vent'anni.

29 settembre 2009

Lo Skiffle

Una significativa influenza per lo sviluppo del pop e del rock inglese sarà quella della musica skiffle, un genere veloce e leggero che prese piede negli anni '50-'60 sulle rive del fiume Mersey (fiume che attraversa Liverpool).
Lo skiffle era inizialmente suonato con strumenti poveri come il kazoo, il washboard e il tea-chest bass che tutti potevano procurarsi e suonare con grande facilità. In seguito questi strumenti furono sostituiti dalle chitarre e dalla batteria. L'unico che si conservò fu il "tea-chest bass", una specie di contrabbasso formato dalle ceste per trasportare il tè e da un manico di scopa.Il repertorio dei gruppi skiffle era solitamente composto dai successi roc'n'roll del momento (Johnny B. Goode, Long tall Sally, ecc.) e anche da ballate popolari locali (Maggy Mae).
Il maggior esponente del genere fu lo scozzese Lonnie Donegan che incontrò il successo nel 1956 con Rock Island Line entusiasmando i giovani inglesi. In breve tempo nacquero moltissimi skiffle-club (600 nella sola Londra) e i ragazzi inglesi non furono più solo degli ascoltatori passivi, ma autori della propria musica.Ricordiamo inoltre che tutti i componenti dei Beatles, da adolescenti, "fondarono" o presero parte a gruppetti locali skiffle. L'apprendista meccanico Ringo Starr suonava in un gruppo dal nome The Eddie Clayton Skiffle e John Lennon fondò nel 1955 il complesso dei "Quarry Men" (dal nome del liceo frequentato da tutti i componenti del gruppo: il "Quarry Bank Institute") che, oltre a John, comprendeva anche Paul McCartney e George Harrison.
Alan Lomax, nel 1967, sintetizzò così il genere: “A Londra, prima dell'arrivo dello skiffle, solo pochi facevano musica propria. Cantare e suonare era affare di esibizionisti e professionisti della musica. Oggi i giovani di questo paese hanno le loro canzoni che cantano con piacere. Sono abbastanza sicuri di se per cantarle... “.

4 luglio 2009

Coro della S.A.T. e canti di montagna

Nel 1926 si costituisce il Coro della S.a.t. (Società Alpinisti Tridentini) formato da artigiani, studenti e operai con lo scopo di rielaborare per coro i canti della tradizione alpina.
Da allora, grazie anche alla collaborazione di musicisti come Antonio Pedrotti e Arturo Benedetti Michelangeli, il complesso è diventato un punto di riferimento per molti altri cori che hanno sviluppato il patrimonio dei canti di montagna arrivando a proporre anche brani d’autore.
Frai tanti brani ricordiamo La Montanara (di Toni Ortelli), La Paganella, Stelutis Alpinis.

Sviluppo a parte ha avuto il repertorio dei canti degli alpini formato da numerosissime canzoni legate per lo più a eventi bellici come Monte Canino, Ta-pum, O Dio del Cielo.

3 luglio 2009

Spiritual e Gospel

Gli Spiritual sono le prime forme espressive religiose egli schiavi africani a partire dal XIX secolo. Originariamente si chiamavano Spiritual gli inni sacri dei coloni metodisti del New England.Lo Spiritual era una musica monofonica e a cappella dove un leader pronunciava ad alta voce una frase, generalmente tratta dalle Sacre Scritture, mentre il coro la ripeteva subito dopo, riproducendo la stessa intonazione e le medesime inflessioni della voce guida. Nei canti, i testi riguardanti l'Esodo erano una metafora della libertà dalla schiavitù.Negli anni Trenta, a una fase di sviluppo della musica sacra, che era stata essenzialmente rurale , segue un momento di elaborazione essenzialmente urbana.
Il pianista e compositore Tom A. Dorsey fece una sintesi dei generi sacri nero-americani fondendo il sacro (spirituals e inni) e il profano (blues e jazz) creando un nuovo genere: il Gospel. Negli anni Venti i musicisti gospel spesso erano predicatori che si spostavano in diverse parrocchie creando uno stile che accostava temi religiosi tradizionali con le tecniche del blues e del boogie woogie e introducendo gli strumenti musicali nelle chiese.

28 giugno 2009

Canzone romana

La canzone romana ha prodotto un vastissimo repertorio, spesso nella forma del sonetto. Il poeta Gigi Zanazzo viene considerato il padre della canzone romana moderna per aver scritto numerose canzoni fra cui Feste di Maggio.
Di grande importanza è stata la festa di San Giovanni della Canzone Romana dove, similmente a quella napoletana di Piedigrotta, venivano presentate annualmente nuove canzoni romane come Affaccete Nunziata (edizione del 1893); Barcarolo Romano, che segna l’affermazione di Romolo Balzani; Casetta de Trastevere, del posteggiatore Alfredo Del Pelo. Nel 1935 Giuseppe Micheli propone alla festa di San Giovanni Faccetta Nera che diventerà un enorme successo grazie all’interpretazione di Carlo Buti.
Il prosieguo della canzone romana sarà affidato alle voci legate alla tradizione, fra le quali emergerà Claudio Villa, e soprattutto al varietà teatrale e televisivo che vede tra i protagonisti Gabriella Ferri, Renato Rascel, Armando Trovajoli e Gigi Proietti. Molti motivi saranno tratti dalle commedie musicali, in particolare quelle di Garinei e Giovannini, come Roma nun fa’ la stupida stasera.
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19 giugno 2009

Musica dei monti Appalachi - Old Time Music

Dopo i nativi americani, i primi ad insediarsi nella zona est degli U.S.A. furono coloni e pionieri emigrati dall’Europa, provenienti prevalentemente dalle Isole Britanniche. Parte dei coloni inglesi e scoto-irlandesi che giunsero in America nei secoli XVII e XVIII si stabilirono nella allora deserta e isolata regione dei Southern Appalachians, dove diedero vita a piccole comunità rurali che rimasero sostanzialmente isolate ed indipendenti rispetto ai grandi centri industriali ed urbani almeno sino al XIX secolo inoltrato. Questi coloni erano portatori di una cultura popolare che conservarono e svilupparono nell’ambito delle loro comunità. Ballate, canzoni e musica da ballo (jigs, reels, hornpipes, etc.) costituirono il loro bagaglio musicale che conservarono senza subire grosse modifiche, molto più che nei paesi d’origine. Le musiche e le danze popolari trapiantate dai vari paesi di origine dei pionieri forono rielaborate sulla base delle reciproche influenze ed hanno rivestito una grande importanza per le popolazioni immigrate nella zona dei monti Appalachi. La musica era una delle fondamentali risorse espressive e ricreative condivise e disponibili a tutti i componenti della comunità. Ogni individuo era in grado di suonare almeno uno strumento e i vecchi canti costituivano un patrimonio comune. L’espressione musicale non era concepita dunque come un’attività riservata a professionisti specializzati, quanto come una attività creativa e ri-creativa sia livello comunitario che individuale.
Successivamente la musica tradizionale di quest’area fu chiamata hillbilly, termine usato in passato in senso dispregiativo per indicare gli abitanti della zona, che deriva da hill (collina) e billy-goat (una specie di capra della regione).
La struttura melodica di questa musica è prevalentemente modale, mentre tra gli strumenti ebbe un ruolo fondamentale il fiddle.
Dopo la guerra civile divenne popolare anche il banjo. Si forma così il duo fiddle-banjo che salda le tradizioni musicali anglo-americane con quelle afro-americane.
Successivamente fu introdotta la chitarra. Prendono così forma le prime string bands, gruppi musicali costituiti da soli strumenti a corde. Ai tre strumenti principali si aggiunsero il mandolino, l'autoharp, l’ukulele e il dulcimer.
A seguito delle registrazioni effettuate dalla fine dell'800, dapprima da ricercatori etnico-musicali poi dai primi talent-scout delle case discografiche, questa musica si diffuse nel resto degli Stati Uniti grazie alle radio prendendo il nome di Old Time Music. Nei primi decenni del '900, l’Old Time Music inizio una evoluzione che diede vita a nuovi generi musicali come il Bluegrass negli anni '30, la canzone sindacale negli anni '30 e '40, la Country Music a partire dagli anni '50, fino ad arrivare al Folk Revival, che negli anni '60 mise in luce un giovane autore che da lì inizio la strada che rivoluzionò la musica moderna: Bob Dylan.
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Woody Guthrie

Woodrow Wilson Guthrie, detto "Woody", nasce il 14 luglio 1912 in una piccola città dello stato dell'Oklahoma. Dopo un iniziale benessere dovuto al periodo del boom petrolifero, la famiglia di Woody è segnata da una serie di disgrazie: la casa distrutta da un ciclone, la sorella che muore in un incidente domestico, la madre ricoverata con problemi psichici, la bancarotta e la morte del padre in circostanze poco chiare.
Nel 1935 una violenta tempesta di polvere si abbattè sui campi della Dust Bowl, costringendo gran parte della popolazione a lasciare la propria abitazione per trasferirsi in California che era vista come la "terra promessa". Dopo due anni anche Guthrie intraprende lo stesso viaggio facendo, per sopravvivere, qualsiasi tipo di lavoro e conoscendo la miseria e le ingiustizie sociali. Inizia a scrivere canzoni che raccontano da vicino la realtà operaia e contadina di quel periodo, diventando la voce della grande stagione delle lotte sociali negli USA, segnata da scioperi, occupazioni di fabbriche e proteste.
La sua musica si pone all’incrocio fra il country e il blues e Woody viene definito il più grande poeta rivoluzionario americano.
Negli anni '40 Woody Guthrie si trasferisce a New York dove, in seguito, formerà gli Almanac Singers con Pete Seeger.
Nel '56 viene colpito da una grave malattia ereditaria, la stessa che aveva ucciso la madre, che lo costringe a vivere in ospedale fino alla morte avvenuta il 3 ottobre 1967.
Moltissime sono le canzoni scritte da Woody Guthrie quali le Dust Bowl Ballads, ballate che descrivono la vita e le disgrazie che si abbattono sulla povera gente e sui disoccupati come Dusty Old Dust (1935), Talking Dust Bowl, Dust Bowl Refugee e Dust Bowl Disaster. This Land is your Land è stata scritta in risposta alla famosa canzone God bless America di Irving Berlin, che Guthrie considerava poco realistica.
Woody lascia anche un romanzo autobiografico dal titolo Bound for Glory (tradotta in italiano "Questa terra è la mia terra") da cui viene in seguito tratto l’omonimo film di Hal Ashby.
La sua musica ha influenzato numerosi artisti fra i quali Pete Seeger, Bob Dylan e Bruce Springsteen.
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Canzone napoletana (origni)

L'origine della canzone napoletana data intorno al XIII secolo e si sviluppò maggiormente dalla fine del Cinquecento alla fine del Settecento. Si trattava di una espressione artistica popolare carica di contenuti positivi ed ottimistici che raccontava la vita, il lavoro e i sentimenti popolari.
In seguito, nei suoi temi, venne incluso decadentismo, pessimismo e drammatismo ad opera di intellettuali che ne modificarono lo spirito originario. In quel periodo i maggiori musicisti e poeti locali si cimentarono nella composizione di numerose canzoni. Un esempio di tale tendenza è quello di Gabriele d'Annunzio che scrive i versi di 'A Vucchella.
Il periodo più importante della canzone napoletana è intorno ai primi dell'800 quando la canzone Palummella Zompa e Vola fu addirittura proibita perché alludeva alla libertà.
Nel 1835 a Napoli dilaga la melodia di Te Voglio Bbene Assaje scritta da Raffaele Sacco e la cui musica è di Filippo Campanella.

Il 7 settembre di ogni anno, in concomitanza con la festa della Natività di Maria, in mezzo a carri festanti e luminarie, si presentano al pubblico i nuovi brani che gli artisti hanno preparato per la stagione. Si tratta del Festival di Piedigrotta, che darà successo a pezzi celeberrimi quali Funiculì Funiculà e 'O Sole Mio e che vede la partecipazione tra gli autori di personalità quali Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, E.A. Mario, Ferdinando Russo, Ernesto Murolo.

17 giugno 2009

Origini del jazz

All’inizio del '900 la città di New Orleans era formata da una straordinaria mescolanza di razze, classi sociali e culture: immigrati italiani, tedeschi e slavi; aristocratici, piccolo-borghesi ed ex schiavi; mulatti (creoli) afro-francesi, afro-inglesi o afro-spagnoli. Tutti con le loro diverse tradizioni musicali: dalla musica da ballo a quela classica e ai canti religiosi o profani dei primi schiavi neri del Sud.
Un nuovo stile musicale prese forma nelle marching bands (le fanfare che accompagnavano i funerali) e nelle brass band (orchestrine di ottoni dedicate all’intrattenimento).
Tra i primi grandi leader ricordiamo il cornettista Buddy Bolden (del quale non esiste alcuna documentazione sonora) e Louis Armstrong.
Nel 1896 a New Orleans il consigliere municipale Sidney Story promulgò una ordinanza che circoscriveva l’esercizio della prostituzione in un quartiere in seguito chiamato Storyville e che per 20 anni diventò la capitale del vizio degli Stati Uniti.
La caratteristica principale dello stile di New Orleans è l’esecuzione di linee melodiche improvvisate su semplici e tradizionali progressioni armoniche, con la presenza centrale di tre strumenti: tromba, trombone e clarinetto accompagnati da una sezione ritmica. Quella musica era suonata dai musicisti della prima generazione del jazz come King Oliver, Sidney Bechet e Kid Ory, nonché il già citato Louis Armstrong.
Fu la chiusura di Storyville, nel 1917, che spinse i musicisti jazz a trasferirsi in altre città o a cercare lavoro sui riverboats, i battelli che solcavano il Mississippi e che ospitavano grandi orchestre come quella del pianista Fate Marable.
Jelly Roll Morton fu tra i primi a portare nel jazz la ricchezza del ragtime, dando più spazio all’improvvisazione e maggiore importanza all’arrangiamento.
Sidney Bechet si affermò con il sassofono soprano in un’epoca ancora dominata dalla tromba.
Tra i jazzisti bianchi è da segnalare la Original Dixieland Band fondata da Nick La Rocca, passato alla storia per aver inciso il primo disco jazz nel 1917.
Negli anni venti il jazz divenne anche un modo di vivere e per tutta l’America fu l’epoca della Jazz Age. Aumentarono i gruppi di jazzisti bianchi, sopratutto a Chicago e il jazz non venne più suonato solo nei locali dei ghetti neri, ma molti teatri iniziarono ad ospitare i più famosi gruppi jazz.
In questi anni si sviluppa l’industria dei cosiddetti race records destinati al pubblico di colore.

30 maggio 2009

ADOC Associazione dei Docenti di Conservatorio e degli Istituti Musicali Pareggiati

Le vicende degli ultimi anni ed il tormentato percorso di compimento della riforma degli Studi Musicali ex legge 508/99 hanno convinto un piccolo gruppo di docenti a farsi promotori per dar vita a ADOC, l’associazione dei Docenti di Conservatorio e degli Istituti Musicali Pareggiati.
L’assenza fino ad oggi di uno strumento così importante quale una associazione professionale ha permesso a chiunque di poter parlare in nostra vece e di farsi portavoce di istanze che non provenendo sempre dalla base, spesso con questa erano in aperto contrasto; è mancata sinora alla nostra categoria la consapevolezza di essere il motore del cambiamento e la forza della rappresentanza per supportare tale fondata asserzione. E’ dunque urgente e necessario
che tutti i docenti di Conservatorio e di IMP si dotino di uno strumento-associazione che possa essere occasione e luogo di elaborazione programmatica di proposte condivise e massimamente rappresentative delle proprie istanze e che possa svolgere azione di lobby a vantaggio di tutta la categoria.
Finalità primaria di ADOC (Associazione Docenti dei Conservatori) è la tutela dei diritti e la valorizzazione dell’esperienza e delle competenze dei docenti dei Conservatori di Musica e degli Istituti Musicali Pareggiati nel processo di trasformazione e transizione per la concreta realizzazione della Riforma. Vogliamo impegnarci e combattere per difendere il nostro ruolo istituzionale e la nostra funzione sociale di custodire, tutelare, conservare, promuovere, sviluppare e tramandare i saperi musicali: crediamo sia nostro precipuo impegno dover essere testimoni e continuatori della secolare tradizione didattica dei Conservatori di Musica, in quanto luoghi istituzionalmente preposti a compiere la formazione musicale professionalizzante in Italia.
Inoltre è necessario rendere il Conservatorio l’attore principale della sfida impostaci dall’era della conoscenza, dotandolo di strutture e risorse adeguate a gestire e sviluppare la complessità dei fenomeni e dei linguaggi musicali oggi.
Come nelle Università si compie la formazione dei nuovi professionisti nei diversi settori della conoscenza, così nei Conservatori e negli IMP si compie la formazione dei musicisti. Si affermi e si consolidi finalmente la assoluta pari dignità tra il sapere ed il saper fare nel reciproco riconoscimento di valore e nel rispetto di compiti, funzioni, ruoli, diritti e condizioni.
ADOC avrà termine all’atto del compimento della riforma ed eviterà qualsiasi sovrapposizione ai soggetti sindacali; tanto meno si propone di essere nucleo germinativo di un ulteriore nuovo soggetto sindacale.
ADOC si doterà di un portale telematico che renda effettiva e trasparente la democratica partecipazione dei soci alle scelte programmatiche della associazione.
ADOC si dota di una struttura leggera, flessibile e federata e realizzerà le proprie attività ai sensi del prorio statuto.
Ulteriori informazioni sul sito http://www.docenti-conservatorio.it/

16 febbraio 2009

Tiziana Picchiarelli ha fatto questi disegni che si possono trovare su http://www.jazzitalia.net/VisArtista.asp?ID=133

Eric Dolphy Sara Vaughan

8 febbraio 2009

Jug

Nel Sud degli USA, agli inizi del secolo scorso, sorse uno stile musicale chiamato Jug. Il termine indica un bottiglione o vaso vuoto (di vetro o di terracotta) dal quale si estrae un suono, simile a quello della tuba, facendo una sorta di pernacchie con le labbra alla distanza di circa tre centimetri.

Le “jug band” erano generalmente composte da suonatori di strumenti tradizionali e strumenti autocostruiti. Questi ultimi si ottenevano modificando oggetti ordinari affinché potessero emettere suoni come: il washtub bass (o bidofono) formato da un bidone, un manico di scopa e una corda; il washboard (asse da lavare); il kazoo (pettine a velina). Chitarre e mandolini erano inizialmente costruiti con manici di chitarre rotte e legate a grosse zucche o ad altri oggetti simili.

I musicisti provenivano dai medicine show; i più popolari furono Will Shade e Gus Cannon, entrambi di Memphis. Will Batts portò il repertorio fino al Dopoguerra.

20 gennaio 2009

Doo-wop

Il doo-wop nasce in America verso la seconda metà degli anni ‘50. Si tratta di un genere vocale che trae spunto dal jazz cantato nei quartieri neri in cui venivano usate sillabe senza senso, dalle quali è derivato il nome, e che inizialmente sostituivano gli strumenti.
Il Doo-wop trovò la sua affermazione grazie ad alcune Hits come: My Reverie dei The Larks, I Couldn't Sleep a Wink Last Night dei The Mello Moods, Glory of Love dei The Five Keys, Shouldn't I Know dei The Cardinals e It Ain't the Meat dei The Swallows.Veniva cantato anche da bianchi, Italo-americani, che in cerca di fortuna nei quartieri italiani di New York, si radunavano nei sotterranei delle metropolitane dando vita a svariate melodie vocali. I testi erano perlopiù romantici e spesso sdolcinati accompagnati da suoni “non-sense” (Dum, doobie dum, woo - oo, doobie, doobie … uàp – uàp – uàp…) che davano un reale senso d’accompagnamento, molto piacevole e ben ritmato.Il doo-wop rimase popolare fino alla British Invasion, all’inizio degli anni ‘60.
Negli anni seguenti molti artisti hanno inciso canzoni doo-wop o sono stati influenzati dal genere. Frank Zappa nel 1968 pubblica Cruisin' With Ruben & The Jets, un omaggio allo stesso tempo parodistico e affettuoso delle canzoni in stile doo-wop che tanta parte hanno avuto nel suo sviluppo musicale.
Una curiosità. Molti gruppi doo wop hanno la tendenza a chiamarsi con nomi di uccelli. Ad esempio The Ravens (corvi), The Cardinals (cardinali rossi), The Crows (cornacchie), The Wrens (scriccioli), The Robins (pettirossi), The Swallows (rondini), The Larks (allodole), The Flamingos (fenicotteri), The Penguins (pinguini) e The Feathers (piume).Il Doo-wop è attualmente famoso fra i gruppi a cappella degli studenti dei college americani perché è molto facile adattarlo in pezzi solo cantati.
Per maggiori informazioni
http://www.farfalleimpazzite.com/site/w15/

Chitarra resofonica - Chitarra Dobro

Il volume del suono della chitarra è stato sempre uno dei suoi principali problemi, sopratutto quando doveva suonare insieme ad altri strumenti. In particolare negli anni ruggenti del Jazz tale confronto divenne impari. Diventarono così popolari strumenti alternativi quali il banjo e la chitarra resofonica, più nota col nome del marchio Dobro (acronimo di DOpyera BROthers), dotata di un cono risonante.
La chitarra Dobro nasce negli anni venti ad opera di John Dopyera, emigrante slovacco trasferitisi con i suoi fratelli in California, che inventò un sistema acustico di amplificazione da applicare alle chitarre. Inserì un risonatore metallico nella cassa armonica dello strumento, sostituendo la classica risonanza del corpo vuoto con quella di un sistema meccanico formato da tre coni di alluminio (chitarre tricono). In seguito, anche per questioni di economia costruttiva, fu ideata la chitarra a cono singolo.

Fu utilizzata dai musicisti del cosidetto Delta-blues come Son House e Bukka White. In seguito fu adottata da molti chitarristi rock come Jimmy Page, Rory Gallagher, Mark Knopfler ed Eric Clapton. Una citazione particolare merita il chitarrista americano Bob Brozman che utilizza, oltre quelle moderne, chitarre resofoniche prodotte tra gli anni '20 e '30. Tra i suoi strumenti vi è una versione baritonale della chitarra resofonica a tricono, al cui sviluppo ha attivamente contribuito nella seconda metà degli anni '90.